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Contratto di prestazione occasionale (Presto): cos'è e come funziona

I nuovi voucher per i lavori occasionali. Per imprese (piccolissime), professionisti, organizzazioni no profit e pubblica amministrazione.

di Marco Delugan 17 lug 2017 - ore 11:02

Per i lavori occasionali che per loro natura non riescono a trovare posto in una contrattualizzazione “normale”, il governo ha recentemente introdotto il Contratto di prestazione occasionale. Una versione riveduta e corretta dei vecchi voucher Inps.

I voucher erano stati introdotti nella normativa italiana nel 2003 dal secondo governo Berlusconi. Il loro utilizzo era stato allargato dai governi successivi, sia per quanto riguarda le mansioni remunerabili con i buoni lavoro, sia per i settori e le classi dimensionali delle imprese abilitate al loro utilizzo.

Sono stati poi aboliti nel mese di marzo del 2017 sotto la pressione del referendum indetto dalla CGIL per modificarne in parte la normativa. E sono poi riapparsi con l’approvazione della legge numero 96 del 21 giugno dello stesso anno.

Trovate una sintesi di come erano i voucer Inps a questo link.

I voucher sono così diventati Il Libretto famiglia e il Contratto di prestazione occasionale. Il primo è dedicato alle famiglie, il secondo alle imprese e ai professionisti.

LEGGI ANCHE: Domanda di disoccupazione NASpI: requisiti, importo e durata per il 2017

 

COS’E’ IL CONTRATTO DI PRESTAZIONE OCCASIONALE

Per le imprese, i nuovi voucher avranno il nome e la forma del Contratto di prestazione occasionale. Sarà un vero e proprio contratto di lavoro per prestazioni occasionali e singolarmente non più lunghe di 4 ore. Ogni singolo contratto potrà essere attivato e gestito solo ed esclusivamente attraverso la piattaforma informatica Inps dedicata. E questo garantisce due cose. E cioè la piena tracciabilità dei compensi e la semplificazione delle modalità di regolarizzazione delle posizioni contributiva e assicurativa.

Il contratto di prestazione occasionale potrà essere utilizzato solo dalle microimprese, e cioè quelle con un numero di dipendenti a tempo determinato minore o uguale a 5. Ma anche da professionisti, da organizzazioni no profit e, sotto alcune condizioni, dalla pubblica amministrazione.

Per chi stipula un contratto di prestazione occasionale in compenso minimo è di 9 euro netti e 12,37 lordi. Nel settore agricolo il compenso minimo è pari all’importo della paga oraria stabilito dai contratti collettivi per le diverse mansioni di natura subordinata.

In termini orari, ogni prestazione lavorativa non può essere più lunga di quattro ore. E il compenso non può essere inferiore a 36 euro per prestazioni di 4 ore continuative. Sui compensi per prestazioni di 4 ore nel settore agricolo vale quanto detto sopra.

L'impresa, attraverso la piattaforma Inps, versa alla Gestione separata Inps i contributi previdenziali (33%) e la copertura assicurativa Inail (3,5%).

contratto-di-prestazione-occasionale

 

LIMITI DI UTILIZZO DEL CONTRATTO OCCASIONALE

Ogni singolo utilizzatore potrà stipulare in un anno contratti di prestazione occasionale per un importo complessivo massimo di 5mila euro netti.

Ma i contratti stipulati con persone che ricevono la pensione di vecchiaia e di invalidità, con disoccupati che abbiano presentato la Dichiarazione di Immediata Disponibilità, con giovani con meno di 25 anni ed iscritti a un ciclo di studi, e con chi riceve forme pubbliche di integrazione al reddito – come ad esempio il Reddito di integrazione sociale - verranno contati al 75%. Se un utilizzatore dovesse stipulare contratti di prestazione occasionale solo con persone che appartengono a queste categorie, il massimo netto annuale sarebbe di 6.666 euro.

Ogni singolo lavoratore può stipulare contratti di prestazione occasionale per un ammontare massimo annuale di 5mila euro netti. E con un singolo datore di lavoro (utilizzatore) per un ammontare massimo di 2500 euro netti.

Gli utilizzatori non possono stipulare contratti occasionali con lavoratori con cui abbiano in corso rapporti di lavoro subordinato o di collaborazione coordinata continuativa. Tra l’attivazione di un contratto occasionale e la fine di un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione coordinata continuativa avvenuto tra gli stessi soggetti devono passare almeno sei mesi.

 

DA PRESTAZIONE OCCASIONALE A LAVORO SUBORDINATO

Nel caso in cui tra un lavoratore e un datore di lavoro (utilizzatore) siano stati stipulati in un anno contratti di prestazione occasionale per un totale superiore ai 2500 euro o per una durata complessiva superiore alle 280 ore, il rapporto di lavoro si trasforma per legge in lavoro a tempo pieno e indeterminato. Questo vincolo non vale per la pubblica amministrazione.

 

SETTORI ESCLUSI DAI CONTRATTI OCCASIONALI

La nuova normativa esclude dalla possibilità di stipulare contratti occasionali le imprese dell’edilizia e di settori affini. E le imprese nell’esecuzione di appalti, che riguardino opere o servizi.

Per il settore agricolo, l’esclusione dalla possibilità di utilizzare contratti occasionali ha delle eccezioni. Le aziende agricole, infatti, possono utilizzare il contratto di prestazione occasionale ma solo per dare lavoro a pensionati, a studenti fino a 25 anni, a disoccupati abbiano presentato la Dichiarazione di Immediata Disponibilità e a chi riceve forme di sostegno al reddito, come ad esempio il Reddito di inclusione sociale. Ma questi soggetti non devono essere stati iscritti nell’anno precedente agli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli. Per quanto riguarda la contribuzione minima in agricoltura il riferimento è il contratto collettivo nazionale.

Le amministrazioni pubbliche possono invece utilizzare i nuovi voucher, ma solo per esigenze temporanee. Come progetti speciali per soggetti svantaggiati o in difficoltà, lavori di emergenza dovuti a calamità o eventi naturali, attività di solidarietà e organizzazione di manifestazioni.

 

COME FUNZIONA IL CONTRATTO DI PRESTAZIONE OCCASIONALE

Sia il datore di lavoro che il lavoratore devono accedere e registrarsi alla piattaforma Inps dedicata ai nuovi voucher lavoro.

Per attivare il contratto, il datore di lavoro deve comunicare le seguenti informazioni all'Inps almeno 60 minuti prima dell'inizio della prestazione prevista dal contratto stesso:

  • i dati che identificano il lavoratore;
  • il compenso pattuito;
  • il luogo dove si svolgerà la prestazione;
  • la durata della prestazione;
  • il tipo di lavoro che verrà svolto;
  • il settore dell’attività;
  • e altre informazioni necessarie alla gestione del rapporto.

Una volta completata la compilazione dei dati necessari da parte del datore di lavoro, il lavoratore riceverà una notifica di quanto avvenuto vie email o via sms.

Il datore di lavoro può revocare il contratto entro tre giorni dalla data in cui la prestazione si sarebbe dovuta svolgere.

Anche in questo caso, una volta completata la revoca da parte del datore di lavoro, il lavoratore riceverà una notifica via Sms o via posta elettronica.

Se la revoca non viene espressa in maniera corretta, l'Inps tratterrà il compenso pattuito e lo verserà al lavoratore anche se la prestazione non è stata svolta, compresi i contributi Inps e Inail.

Sempre entro i tre giorni successivi lo svolgimento previsto della prestazione, il lavoratore potrà confermare l'avvenuta esecuzione del lavoro. In questo caso il datore di lavoro non potrà comunque più revocarla.

Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.
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