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Un'azienda su due pronta ad assumere nei prossimi mesi

Le aziende italiane ritrovano la fiducia: 1 su 2 pronta ad assumere nei prossimi mesi. Tra le figure più richieste: profili tecnici e di middle management (79%), professionisti junior (46%), tirocinanti e apprendisti (43%)

di Redazione Soldionline 12 apr 2016 ore 12:05

A cura di HAYS SALARY GUIDE

Dai principali trend di selezione alle politiche retributive, dal Jobs Act all’Università italiana. Questi i principali temi affrontati nella nuova Hays Salary Guide. L’indagine, giunta alla sua quinta edizione, è stata condotta dalla società di recruitment specializzato Hays coinvolgendo un campione di oltre 1.200 professionisti e più di 240 aziende.
 
PREVISIONI PER IL 2016

Dopo anni d’incertezza le aziende italiane sembrano aver ritrovato la fiducia tanto che 1 azienda su 2 ha pianificato nuovi ingressi in organico nel corso dei prossimi mesi. La ricerca si focalizzerà soprattutto su profili tecnici o di middle management (79%), professionisti con una breve esperienza professionale (46%), tirocinanti e apprendisti (43%). Moderato ottimismo anche tra i professionisti: il 65% del campione dichiara di voler cambiare lavoro nel 2016 per ricercare una maggiore soddisfazione professionale (70%), per migliorare le proprie prospettive di crescita (69%) e per ottenere una retribuzione più alta (61%).
 
IL JOBS ACT
Per effetto della nuova Riforma del Lavoro, il 59% delle aziende italiane afferma di aver aumentato il numero dei lavoratori assunti a tempo indeterminato nel corso del 2015, contro il 36% delle aziende che non l’ha fatto. Secondo le imprese intervistate, la crescita nel volume delle assunzioni è favorita da tre novità introdotte dalla Riforma: l’esenzione contributiva introdotta dalla Legge di Stabilità (75%), il contratto a tutele crescenti (69%) e l’abolizione dell’obbligo di indicare la causale per le assunzioni a tempo determinato (34%).
E dall’altra parte della scrivania? Pur trovando il consenso solo del 17% del campione, i professionisti italiani riconoscono al Jobs Act tre sostanziali cambiamenti: l’esenzione contributiva introdotta dalla Legge di Stabilità (66%), la semplificazione delle procedure e degli adempimenti burocratici in materia di lavoro (47%) e il contratto a tutele crescenti (42%).
 
L’UNIVERSITÀ ITALIANA

Imprese (56%) e professionisti (60%) concordano sull’inadeguatezza delle università italiane nel preparare gli studenti al mondo del lavoro. Tra i principali difetti del sistema universitario, sia le aziende sia i professionisti annoverano: poca pratica nella didattica (89%), scarso utilizzo della lingua inglese (74%), insufficienza delle risorse tecniche e logistiche degli atenei italiani (54%), carenza di fondi destinati alla ricerca (40%) e strapotere delle baronie (28%). Entrambi i campioni convergono anche sulle facoltà che offrono maggiori sbocchi occupazionali: Ingegneria (93%), seguita da Economia (76%).
 
IL RECRUITMENT AI TEMPI DEI SOCIAL MEDIA
Cresce il peso dei social media nella dinamica d’incontro tra domanda e offerta di lavoro. 6 professionisti su 10 impiegano i social media per individuare nuove opportunità di impiego prediligendo soprattutto LinkedIn (100%) agli altri network online. E le imprese? Si appoggiano ai social in fase di selezione? Sì, tanto che il 52% del campione dichiara di eseguire uno screening dei profili social del candidato per avere una visione più completa del professionista (93%), per accertare eventuali attitudini professionali attraverso la partecipazione a community (34%), per individuare possibili incongruenze nelle esperienze di lavoro dichiarate (23%) e, infine, per informarsi sulla rete dei contatti professionali (20%). Tuttavia, queste informazioni sembrano non giocare un ruolo discriminante nel processo di recruitment: l’84% delle imprese dichiara, infatti, di non aver escluso un candidato alla luce delle informazioni reperite sui suoi profili social.
 

LE MUST-HAVE SKILL
Per quanto riguarda le competenze che il candidato deve possedere, 8 recruiter su 10 mettono al primo posto una solida esperienza, seguita dal titolo di studio e da ottime referenze. Per l’83% delle imprese, la potenziale nuova risorsa deve possedere anche forti competenze linguistiche. Oltre all’inglese, sempre più aziende chiedono come seconda lingua parlata il tedesco (22%), il francese (22%) e lo spagnolo (14%). E proprio per risultare più appetibili agli occhi dei selezionatori, 7 professionisti su 10 hanno deciso di investire il proprio tempo nell’apprendimento di una lingua straniera come il tedesco (47%), il cinese (46%), il francese (37%) e lo spagnolo (33%).
 
POLITICHE RETRIBUTIVE E BENEFIT
Per assicurarsi le risorse migliori e, al contempo, la retention delle risorse attuali, l’84% delle imprese intervistate offre benefit di natura economica e non solo. Più della metà del campione (54,6%) riconosce ai propri collaboratori un compenso variabile che, sul totale dello stipendio, può incidere da un minimo del 10% (nel 42% dei casi) a un massimo del 50% (solo nel 10% dei casi). Tale retribuzione variabile è strettamente legata al raggiungimento di risultati individuali (77%), di obiettivi aziendali (70%) o alla valutazione delle performance individuali (41%). Inoltre, 7 imprese su 10 offrono ai propri dipendenti benefit di natura non economica come il telefono aziendale (91%), la macchina aziendale (77%), i rimborsi spese (54%) e l’assicurazione sanitaria (51%). Per quanto riguarda i professionisti, la quasi totalità degli intervistati (94%) dichiara di valutarne la presenza nelle offerte di lavoro ricevute. Tra i più ambiti, l’auto aziendale (86%), l’assicurazione sanitaria (80%) e il rimborso spese (51%).

Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.
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