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Contratto a tempo determinato e maternità: i diritti della mamma

Anche laddove ci sia un contratto a tempo determinato, una dipendente ha diritto alla maternità, che comprende l’astensione dal lavoro obbligatoria per 5 mesi totali

di Francesca Secci 17 gen 2019 ore 12:33

La maternità è uno dei momenti più significativi che segnano la vita di una donna.

La legge tutela il diritto alla gravidanza in modo tale che non sussistano disparità tra chi gode di un contratto a tempo indeterminato e chi invece collabora con un contratto a tempo determinato.

Ma come ci si comporta se il parto avviene dopo la fine del contratto? Vediamo nel dettaglio le situazioni e i diritti.

 

I DIRITTI DI UNA NEO MAMMA CON CONTRATTO A TEMPO DETERMINATO

L’assunto principale è che le lavoratrici assunte con contratto a tempo determinato godono degli stessi diritti delle donne assunte con contratto a tempo indeterminato.

compilare-maternita-inpsPertanto, il ritiro obbligatorio dal lavoro è previsto per un totale di cinque mesi: due prima della data del parto e tre mesi dopo la nascita, anche se il contratto a tempo determinato scade.

Durante il congedo di maternità obbligatorio, la lavoratrice ha diritto a una sovvenzione INPS pari all'80% del suo salario.

In questi casi il limite è dato dal rapporto tra la data prevista del parto e la scadenza del contratto.

Se sono trascorsi meno di 60 giorni tra la data di conclusione del contratto e l’astensione obbligatoria, l’indennità è concessa anche se il rapporto di lavoro è cessato.

In alternativa, la lavoratrice può optare per un congedo di maternità flessibile, decidendo di posticipare il congedo obbligatorio a un mese prima della nascita e di estenderlo fino al quarto mese del bambino.

Deve comunque essere fornito un certificato medico che confermi la decisione volontaria della donna e che non costituisce un rischio per il bambino.

L’indennità dovrà essere corrisposta dal datore di lavoro fino alla scadenza del contratto. Dopodiché provvederà l’INPS, se si tratta di un settore privato, o l’Amministrazione di riferimento nei casi di lavori nel settore pubblico.

I diritti relativi alla tutela della maternità nei contratti a tempo determinato sono menzionati negli articoli 57 e 24 del Testo coordinato Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151 e nel Decreto Legislativo del 23 aprile 2003, n. 115.

 

MATERNITÀ E LAVORO: QUALI CATEGORIE HANNO DIRITTO ALL’INDENNIZZO

Ma vediamo ora quali tipologie di lavoratrici possono effettivamente ricevere l’indennizzo di maternità con un contratto a tempo determinato:

  • Lavoratrici assicurate all’Inps
  • Lavoratrici disoccupate o sospese: se il congedo è iniziato entro 60 giorni dall’ultimo giorno lavoro, oppure oltre i 60 giorni ma con diritto all’indennità di disoccupazione, cassa integrazione o mobilità
  • Lavoratrici agricole a tempo determinato, con almeno 51 giorni lavorativi nell’anno di inizio congedo
  • Colf e badanti
  • Lavoratrici a domicilio

 

QUANDO INFORMARE IL DATORE DI LAVORO?

Secondo la legislazione, il dipendente non deve informare il datore di lavoro in anticipo, a meno che non chieda il congedo di maternità. In ogni caso, per motivi di correttezza verso i colleghi e la società stessa, è importante avvisare il prima possibile per avere il tempo sufficiente di riorganizzare il flusso di lavoro.

Inoltre, non è possibile utilizzare il congedo retribuito per visite mediche fino a quando la comunicazione non è ufficiale.

Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.
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