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I diritti che la Legge 104 concede ai familiari del disabile

Per garantire assistenza e dignità alle persone che soffrono di un grave handicap, la legge 104 del 1992 concede diversi benefici anche ai loro parenti. In questa guida vedremo quali sono i diritti e le facilitazioni riconosciute, a livello lavorativo, ai familiari. Ma attenzione a non abusarne

di Francesca Secci 24 set 2018 ore 14:45

La Legge 104 concede al familiare di una persona con gravi problemi di salute di assentarsi da lavoro per particolari circostanze, senza perdere la retribuzione. I permessi retribuiti sono utilizzabili unicamente dal “referente unico”, colui che beneficia dei permessi mensili per tutti i mesi di assistenza alla persona con handicap grave.

 

LEGGE 104, I PERMESSI RETRIBUITI AI FAMILIARI

Il diritto al permesso retribuito per assistere la persona disabile non può essere concesso a più di un dipendente alla volta. Tuttavia, se la persona disabile è assistita alternativamente da più parenti entro il secondo grado per un certo periodo di tempo, ciascuna persona autorizzata deve di volta in volta presentare la domanda di riconoscimento dei permessi retribuiti in relazione alla Legge 104.

Un'eccezione alla regola è prevista per i genitori che possono in alternativa beneficiare dei permessi per sostenere il figlio gravemente disabile.

Come forma di assistenza privata, ai familiari del disabile sono concessi dei permessi retribuiti durante l’orario lavorativo, che si traducono in:

  • 3 giorni di permesso mensile retribuito, fruibile anche alternativamente, per assistere i disabili gravi
  • prolungamento del congedo parentale:
    • utilizzabile fino al terzo anno di vita del bambino portatore di handicap grave per un periodo massimo di ulteriori tre anni, a condizione che il bambino non sia ricoverato a tempo pieno presso istituti specializzati, o che, in caso di ricovero, sia imprescindibile la presenza del genitore. Il congedo parentale può essere utilizzabile fino al compimento dell’ottavo anno di vita del figlio, per un periodo massimo di ulteriori tre anni
  • Come alternativa al congedo parentale, sono previste per i genitori di figli portatori di handicap grave, 2 ore di permesso giornaliero retribuito fino al 3° anno di vita del bambino, a seconda dell’orario di lavoro del genitore
  • congedo straordinario biennale retribuito per assistere i disabili gravi

diritti-familiari-legge-104Le persone che assistono un familiare convivente con una disabilità grave certificata hanno diritto a un congedo straordinario retribuito per un massimo di due anni nell'arco vita lavorativa.


Il congedo straordinario può anche essere suddiviso, e la frazionabilità è solo giornaliera e non oraria.

Va tenuto presente che una persona gravemente disabile non può essere assistita contemporaneamente da due lavoratori in congedo speciale.

Condizione indispensabile per poter accedere all'istituto del congedo straordinario è la convivenza col disabile e il sostegno deve essere efficace e continuo, a differenza di quanto accade per i permessi retribuiti.

 

Remunerazione. L'assenza di lavoro per congedo straordinario è remunerata attraverso un'indennità corrispondente agli elementi fissi e continuativi dell'ultimo stipendio.

Prevede il diritto all'accredito dei contributi figurativi a fini pensionistici.

Viene applicato infine un limite massimo, valido sia per l'indennità che per il contributo figurativo, pari a circa 48 mila euro annuali (cifra rivalutata periodicamente).

Il congedo straordinario spetta, in ordine di importanza:

  • al coniuge che convive col lavoratore
  • ai genitori
  • ai figli conviventi
  • ai fratelli ed alle sorelle conviventi
  • in mancanza di parenti prossimi, ad altri parenti o affini fino al terzo grado

Non è possibile superare i due anni totali di congedo.

 

COME RICHIEDERE IL CONGEDO STRAORDINARIO

Per poter inoltrare la richiesta per il congedo straordinario è necessaria un’autocertificazione, accompagnata dal certificato di handicap grave.

Coloro che lavorano per un ente pubblico, devono presentare il documento al proprio datore di lavoro o alla propria amministrazione. I dipendenti privati, invece, devono inoltrare la domanda direttamente all’Inps, che procede con le opportune modifiche. Sarà poi quest’ultima che accogliendo l’istanza, effettuerà la richiesta al datore di lavoro del richiedente.

 

PROLUNGAMENTO DEL CONGEDO PARENTALE

Ai sensi della Legge 104, il lavoratore può fruire di 2 ore di permesso giornaliero indennizzato per assistere il figlio portatore di handicap grave, oppure di 3 giorni mensili di permesso retribuito.

Se il figlio disabile è minore di 12 anni, però, può fruire del prolungamento del congedo parentale sino a un massimo di 3 anni, o in alternativa di riposi.

I permessi per l’assistenza del disabile sono retribuiti dall’Inps, ma anticipati dal datore di lavoro, che provvede poi al recupero in sede di denuncia mensile Uniemens.

 

SOSTITUZIONE DEL REFERENTE UNICO

Si può sostituire il referente unico per un certo periodo di tempo? Se il lavoratore non è il referente unico (detto anche “caregiver”) designato per assistere il familiare affetto da una grave disabilità, ma presta la sua assistenza solo per alcuni periodi o saltuariamente in sostituzione del referente, può usufruire di un giorno di permesso ogni 10 di assistenza continuativa.

 

Al fine di sostituire il caregiver, il familiare sostituto deve presentare all'Inps e al suo datore di lavoro una richiesta scritta contenente una dichiarazione di responsabilità che confermi:

  • che tipo di assistenza si intede prestare al disabile
  • il rapporto di parentela col disabile
  • il periodo o i periodi di durata dell’assistenza
  • i motivi della sostituzione

 

CHI ABUSA DELLA 104

Chiunque abusi dei permessi concessi dalla legge n. 104 commette un reato che può essere perseguito d'ufficio perché usufruendo dei permessi riceve un'indennità economica anticipata dal datore di lavoro, ma effettivamente versata dall'Inps.

 

Chi è autorizzato a controllare e accertare che il lavoratore usufruisca in maniera corretta dei permessi relativi alla Legge 104? Chiunque può denunciare l'abuso dei permessi alle forze di polizia, i quali sono tenuti ad aprire un fascicolo e a iniziare le indagini per trovare le prove della segnalazione e degli abusi. L’accertamento sul comportamento del dipendente spetta al giudice, ma le attività di controllo possono essere effettuate anche da diversi soggetti:

  • datore di lavoro
  • collega
  • personale esterno ingaggiato dal datore di lavoro (investigatore)
  • l’Inps

La segnalazione alla polizia comporta il trasferimento al Pubblico Ministero per l'inizio di un'indagine.

In caso di comportamento non conforme alla legge 104, vista la gravità della condotta, basta dimostrare il comportamento in malafede verso il datore di lavoro per essere immediatamente licenziati senza preavviso.
Se durante l’assenza dal lavoro in cui si usufruisce dei permessi disposti dalla legge 104/92 il lavoratore svolge mansioni diverse da quelle relative all’assistenza al parente disabile, va incontro a sanzioni disciplinari.

 

Il comportamento del dipendente, infatti, in questo modo costituisce una frode nei confronti del datore di lavoro, perché viola allo stesso tempo i principi di correttezza e buona fede previsti dal contratto.

In particolare, il datore di lavoro sarà in grado di imporre varie sanzioni al dipendente, che potrebbe addirittura lasciare il servizio per una buona ragione e essere licenziato.


L’orientamento della Cassazione. Recentemente, tuttavia, la Cassazione ha dato le sue considerazioni in merito, affermando la necessità di dare maggiore flessibilità ai lavoratori che beneficiano dei permessi retribuiti concessi dalla legge 104/92. Secondo la Corte Suprema, i tre giorni di permesso servirebbero non solo a garantire un maggiore sostegno alla persona disabile, ma anche a dare al lavoratore "un breve periodo di tempo per soddisfare i suoi bisogni personali".
Ciò non significa che gli abusi non debbano essere puniti, ma che tutto il tempo del permesso non è necessario esclusivamente per l'aiuto della persona disabile.
Esempi di abuso in questo caso potrebbero essere attività che non danno alcun aiuto al familiare come viaggi o vacanze.

 

TREDICESIMA E FERIE NELLA 104

Il lavoratore che usufruisce dei permessi legati alle Legge 104 per accudire un parente o coniuge disabile o malato grave, gode degli stessi diritti dei suoi colleghi, ovvero:

  • ha diritto alla tredicesima e quattordicesima (se prevista) mensilità
  • ha diritto ai premi di produzione, solo se sono stati raggiunti i risultati


Per quanto riguarda i buoni pasto invece, per averne diritto il lavoratore deve svolgere attività lavorativa effettiva sia al mattino sia al pomeriggio con una pausa non maggiore di 2 ore e non inferiore a 30 minuti.

Con la sentenza della Cassazione del 6 giugno 2018 i giudici hanno confermato che il dipendente che usufruisce dei giorni di permesso legati alla legge 104, matura le ferie anche durante i giorni di permesso.

 

Photocredit by John Keeble/Getty Images

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