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Smart working: cos'è e come funziona il lavoro agile

Per legge italiana è il lavoro agile. Per quasi tutti è lavorare da casa. Vediamo cos'è lo smart working, il modo di lavorare che può cambiare la vita

di Marco Delugan 31 gen 2018 - ore 16:08

In altre zone del mondo sta già andando forte, ma in Italia lo smart working fa ancora fatica. Sta crescendo, e anche a buoni ritmi, ma rispetto alla media europea e agli stati uniti siano ancora lontani. Il lavoro agile, come la legge italiana chiama lo smart working, coinvolge circa il 37% dei lavoratori dipendenti statunitensi. In Europa la media è del 17%. In Italia, secondo l'ultimo rapporto 2017 dell'0sservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, la percentuale di quelli che possono “lavorare da casa” scende all'8%.

Secondo le stime del Politecnico in Italia ci sono 305mila smart worker, il 14% in più rispetto al 2016 e il 60% in più rispetto al 2013. Ma se lo smart working coinvolgesse il 70% della platea potenziale potrebbe portare a un aumento della produttività del 15% per ogni smart worker, che a sua volta porterebbe da sola a 13,7 miliardi complessivi in più, tra aumento della produttività e diminuzione dei costi e dell'assenteismo.

 

LA DEFINIZIONE DI SMART WORKING O LAVORO AGILE

telelavoro_1Lo smart working è una modalità di svolgimento delle mansioni lavorative che non prevede vincoli di tempo e di luogo. Viene anche chiamato lavoro agile, e una volta telelavoro. Lavoro agile, inoltre, è il modo in cui è chiamato nella legge che lo ha introdotto nella normativa italiana, la numero 81 del 22 maggio del 2017.

Lo smart working è una delle modalità possibili del rapporto di lavoro dipendente, sia a tempo determinato che indeterminato. Ma ha anche caratteristiche del lavoro autonomo, in quanto consente una maggiore flessibilità per quanto riguarda il luogo e i tempi di lavoro. Tutto questo a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati del lavoro stesso. E' possibile sia nel settore privato che in quello pubblico.

I contratti di lavoro agile possono essere stipulati sia nel settore pubblico che in quello privato. Il lavoro agile deve essere stabilito per via contrattuale, tra l'azienda e il singolo lavoratore.

Il contratto di smart working è comunque un contratto di lavoro dipendente. E' quindi un tipo di lavoro subordinato, che deve essere svolto secondo le direttive del datore di lavoro e delle figure gerarchicamente sovraordinate.

Lo smart worker ha gli stessi diritti degli altri lavoratori, sia come tutela della malattia e degli infortuni, sia come remunerazione, nel senso che deve essere la stessa dei lavoratori "da ufficio" che svolgono le stesse mansioni.

Per quanto riguarda il licenziamento, sia per i rapporti di lavoro a tempo interminato che per quelli a tempo determinato, il recesso può avvenire con un preavviso di 30 giorni (o più), e di 90 giorni (o più) nel caso di lavoratori disabili.

Ancora più veloce può essere il licenziamento nel caso sia presente una “giusta causa”. Nel caso di un contratto a tempo determinato, entrambe le parti posso recedere prima della scadenza. Se si tratta di un contratto a tempo indeterminato, anche senza preavviso. Le modalità di controllo del lavoro svolto e le sanzioni disciplinari devono essere stabilite nel contratto stipulato tra azienda e lavoratore.

 

SMART WORKING E TECNOLOGIA

Sono state le nuove tecnologie informatiche a permettere la diffusione dello smart working, e in particolare la rete internet e le reti wifi. Tutto è cominciato, come spesso accade, negli Stati Uniti. E si è poi diffuso nel resto del mondo. La dotazione minima necessaria dipende dal tipo di lavoro, ma tipicamente uno smart worker deve avere un computer e una connessione internet. Oltre alle periferiche eventualmente necessarie allo svolgimento delle sue mansioni.

Tramite internet il lavoratore si potrà collegare a dati e software con cui svolgere il suo lavoro. La modalità specifica dipenderà dalla dotazione tecnologica dell'azienda stessa, ma il tutto viene facilitato quando l’azienda utilizza soluzioni di cloud computing, in cui quello che serve per lavorare (dati e software) risiedono su server a cui tutti i dipendenti, smart o tradizionali, devono accedere per lavorare.

Secondo quanto stabilito dalla legge italiana “Il datore di lavoro è responsabile della sicurezza e del buon funzionamento degli strumenti tecnologici assegnati al lavoratore per lo svolgimento dell'attività lavorativa.”

 

LO SMART WORKING E’ UN LAVORO DIPENDENTE

Il lavoro agile permette ai lavoratori dipendenti di lavorare da luoghi diversi dall'ufficio e con orari flessibili. Ma anche se contempla elementi del lavoro autonomo, lo smart working rimane comunque all’interno della tipologia del lavoro subordinato. E quindi va eseguito secondo le indicazioni e sotto la supervisione del datore di lavoro e delle figure professionali sovraordinate.

 

CON UN CONTRATTO DI SMART WORKING SI PUO’ LAVORARE DA CASA

Con lo smart working si può lavorare da casa, ma è anche possibile che il contratto richieda la presenza in ufficio per qualche giorno alla settimana e limiti la flessibilità di orario. Tutto dipende da come lo specifico contratto regola il rapporto di lavoro.

 

CHE ORARI HA UNO SMART WORKER

Gli orari di uno smart worker sono più flessibili di quelli di un lavoratore dipendente “tradizionale”. Sarà poi ogni specifico contratto a definire gli eventuali limiti di questa flessibilità. Per legge l’orario di lavoro deve rispettare i limiti giornalieri e settimanali stabiliti dai contratti collettivi. E per fare in modo che la flessibilità non si trasformi in una connessione continua al lavoro, per lo smart worker è stato definito il diritto di disconessione che vedremo meglio in seguito.

 

QUANTO VIENE PAGATO UNO SMART WORKER

Uno smart worker viene pagato come qualsiasi altro lavoratore dipendente che fa le stesse mansioni in maniera tradizionale, e cioè presso l'ufficio predisposto dall'azienda. Riceve lo stesso trattamento anche per quanto riguarda le ferie, gli infortuni e la malattia. E' quindi del tutto equiparato a un dipendente "tradizionale", tranne che per il licenziamento, come vedremo meglio in seguito.

 

LO SMART WORKING NON E’ UN MESTIERE

Chi lavora con un contratto di smart working rimane un giornalista, un traduttore o un analista dati esattamente come chi si reca in ufficio e timbra il cartellino. Quello che cambia è dove e quando può lavorare.

 

PREGI E DIFETTI DELLO SMART WORKING

Secondo gli studi più aggiornati, sul medio e lungo periodo lo smart working presenta vantaggi sia per il lavoratore che per l’azienda. Per il lavoratore c’è il grande vantaggio di potere armonizzare meglio i tempi di lavoro e quelli di vita. Per l’azienda c’è il risparmio dovuto alla riduzione dei costi per via della eliminazione di una postazione fissa per il lavoratore. E dopo un periodo iniziale di adattamento la produttività degli smart worker raggiunge livelli non è inferiori a quella dei dipendenti “da ufficio”.

In maggiore dettaglio, i vantaggi dello smart working possono essere elencati così:

 

  • riduzione dei costi aziendali per gli spazi da adibire a ufficio;
  • riduzione dei tempi di trasferimento da casa a ufficio;
  • migliore bilanciamento tra i tempi di vita e i tempi di lavoro;
  • crescita della produttività;
  • riduzione dell'assenteismo;
  • aumento della motivazione al lavoro e della soddisfazione lavorativa;
  • diminuzione dell'inquinamento atmosferico.

 

Vantaggi di tipo macro derivano poi dalla riduzione della necessità di spostarsi da casa alla sede di lavoro. Se un lavoratore risparmiasse anche una sola ora di spostamenti alla settimana, in un anno le ore risparmiate diventerebbero 40. E anche il traffico e l’inquinamento atmosferico potrebbero diminuire. Gli esperti del Politecnico hanno calcolato che se lo smart working dovesse davvero prendere piede (raggiungere il 70% degli smart worker potenziali), la riduzione di CO2 sarebbe di 135 kg l’anno.

Tra i difetti, invece, ci sono i pericoli di isolamento dalle relazioni lavorative e la connessione continua alla rete. Per quanto riguarda il primo punto, oltre alle caratteristiche e alle qualità personali, è importante puntare sulle così dette “soft skill digitali”, e cioè sulle capacità di relazionarsi e lavorare in team utilizzando le modalità di relazione online. Per quanto riguarda il rischio di iper connessione, la legge ha previsto il diritto di disconnessione.

 

COS’E’ IL DIRITTO DI DISCONNESSIONE

Come abbiamo visto sopra, un contratto di smart working prevede la possibilità di lavorare in luoghi diversi rispetto al tradizionale ufficio di lavoro. Come, ad esempio, da casa. In ogni cosa vi sono però aspetti positivi e aspetti negativi. In questo caso, gli aspetti positivi riguardano la possibilità di conciliare meglio i tempi di vita e quelli di lavoro. L'aspetto negativo è il rischio di ritrovarsi collegati alla rete per tantissime ore al giorno. Per evitare questo la legge prevede che nei contratti di smart working siano contemplati orari di disconnessione. E’ un elemento che limita la discrezionalità nell'uso del tempo tipica dello smart working, ma in questo caso a protezione del lavoratore.

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